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Abstract

Fattori mandibolari e muscolari nelle malocclusioni: quali implicazioni per il trattamento ortodontico?

di Rongo Roberto

Le malocclusioni rappresentano il risultato dell’interazione tra crescita cranio-facciale, morfologia mandibolare e funzione neuromuscolare. Dimensioni e forma del corpo e del ramo mandibolare, inclinazione del piano mandibolare, posizione e morfologia condilare, simmetria scheletrica e qualità ossea si associano a differenti pattern di attività dei muscoli masseteri e temporali e a diverse modalità di controllo dei movimenti mandibolari. Nei soggetti iperdivergenti sono spesso presenti una minore efficienza biomeccanica e una ridotta forza muscolare, mentre nei pattern ipodivergenti prevalgono muscoli più potenti e carichi occlusali maggiori. Queste caratteristiche possono influenzare sia la risposta all’ortodonzia funzionale sia la pianificazione ortodontico-chirurgica. Nei pazienti in crescita, l’efficacia degli apparecchi funzionali dipende non solo dal potenziale di crescita residuo, ma anche dalla direzione di crescita mandibolare, dalla geometria articolare e dalla capacità di adattamento muscolare. Nei pazienti chirurgici, l’orientamento dei vettori muscolari, l’altezza del ramo, le asimmetrie e il controllo della dimensione verticale possono condizionare l’entità degli spostamenti, la stabilità postoperatoria e il rischio di recidiva. Dopo il trattamento, mandibola, articolazione temporomandibolare e muscoli attraversano processi di rimodellamento e adattamento. L’attività elettromiografica e la forza del morso possono ridursi transitoriamente dopo la chirurgia e recuperare progressivamente, mentre il trattamento funzionale può modificare il reclutamento muscolare e il controllo motorio. Tuttavia, il raggiungimento di una buona occlusione non implica automaticamente la normalizzazione della funzione.